lunedì 7 dicembre 2015

Retrobox - The Jazz Age

Bryan Ferry, in 37 minuti e 41 secondi, riesce a trasportare l’ascoltatore nell’epoca della genesi del jazz, nella colorata e festosa New Orleans animata dal ritmo sincopato del ragtime e del più recente dixieland. 

The Jazz Age, datato 2012, è un album squisitamente vintage, dal suono graffiato e antico che ricorda con un sorriso i piccoli locali fumosi in cui, negli anni ’20, si faceva musica. E che musica.

Il jazz, alle origini, è improvvisazione: pochi strumenti - il piano che accompagna con un motivo ripetuto le frasi della tromba, alle quali rispondono a loro volta voci secondarie, trombone o basso tuba, sezione ritmica governata da batteria e, talvolta, contrabbasso. Saranno poi artisti come il celeberrimo Louis Armstrong, figlio di schiavi e cresciuto nella pittoresca New Orleans, a fare dell’improvvisazione la propria impronta stilistica. 
E così il jazz, colonna portante della musica odierna, negli anni ha conosciuto più evoluzioni di qualsiasi altro genere musicale: dai motivi allegri e ballerecci del jazz della Louisiana, alle sfumature più blues degli anni successivi, al jazz bianco di Gil Evans e delle big band, che giocano sui dialoghi tra strumenti e sulla complessa struttura del brano, a John Coltrane, alla chitarra canterina di Django Reinhardt, fino ad arrivare ai giorni nostri. 

The Bryan Ferry Orchestra, con The Jazz Age, ha reso un più che valido tributo in bianco e nero alle vivaci radici di un genere che non passa mai di moda. 


 

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